“Attenzione. È in atto una riunione straordinaria per proclamare la mobilitazione nazionale. Vi terremo informati!”. È il 7 gennaio del 2023 quando sulla pagina Facebook “Circolo Riunito Agricoltori - Agricoltori Traditi” compare questo post che avverte lavoratori e lavoratrici dell’agricoltura di un'imminente mobilitazione. Il 12 gennaio un altro post comunica: “Attenzione questa è la pagina ufficiale della mobilitazione nazionale… comunicati notizie di incontri come comportarsi per gestire la sicurezza della grandissima protesta del popolo che sta arrivando come avere tutto ciò che serve per manifestare legalmente…. verranno pubblicati qui”. Pochi giorni dopo sempre attraverso la pagina viene finalmente comunicata una mobilitazione nazionale per il 22 gennaio 2023.
Tutti e tutte avranno un ricordo almeno visivo degli eventi che si sono susseguiti da quel momento in poi: le lunghe file di trattori che bloccano autostrade e tangenziali e i cartelloni coperti di slogan che esprimono la rabbia dei e delle manifestanti hanno avuto un impatto tale da entrare subito a far parte del nostro immaginario condiviso. “FUTURO! SENZA! AGRICOLTURA! = MORTE” recita così il telo che campeggia sul trattore che compare come primo risultato della ricerca “proteste agricoltori” su Google Immagini.
Eppure a parte gli slogan e il loro impatto visivo cosa rimane di quelle proteste a distanza di mesi? Si è capito cosa volessero e con chi ce l’avessero gli agricoltori e le agricoltrici? Senz’altro tra gli elementi spesso chiamati in causa da intellettuali e giornalisti/e chiamati/e a commentare il fenomeno ci sono la nuova Politica Agricola Comune 2023-2027 e il Green Deal Europeo. Eppure è spesso mancata un’analisi completa profonda e in prospettiva che inquadrasse le proteste nel più ampio contesto socioeconomico delle leggi europee e dello stato del settore agricolo italiano.
Le modalità di protesta utilizzate dagli agricoltori la forza delle immagini il linguaggio che ne ha veicolato le richieste sono tutti elementi divenuti centro della narrazione e del dibattito pubblico mentre il loro effettivo contenuto è stato relegato sullo sfondo. Le istanze che i lavoratori e le lavoratrici dell’agricoltura hanno cercato di avanzare durante manifestazioni e presidi è rimasto un indefinito e generico malcontento spesso guardato con diffidenza e persino un pizzico di paternalismo allorquando associato a un rigurgito anti-ambientalista - come segnala il Manifesto. Il professor Gianluca Brunori ordinario di Politiche Agrarie all’Università di Pisa mette subito in guardia rispetto alla lettura di queste proteste come “contro il Green Deal” invitando piuttosto a leggerle come “un segnale di un notevole disagio da parte dei lavoratori del settore in generale” come conferma il grande seguito che hanno avuto. “Noi stiamo morendo di fame. L’agricoltura è al disastro!”, sono le prime parole che ci dice Calvani.
La mappa delle proteste mostra proprio come il fenomeno ha avuto una portata enorme in Italia e ha interessato tutto il Paese isole comprese. Secondo i nostri dati la concentrazione più elevata si è avuta in Emilia-Romagna, Puglia, Lazio, Campania, Lombardia e Sicilia.
Un’analisi del fenomeno diventa ancora più urgente se si pensa che le proteste non hanno solo riguardato l’Italia ma l’Europa intera. Cominciate in Germania alla fine di dicembre del 2023 le proteste hanno interessato le maggiori città europee: Atene, Madrid, Varsavia, Parigi, Bruxelles e molte altre ancora. Qui si delinea un altro aspetto che dalle analisi non è emerso spesso: gli agricoltori e agricoltrici cercano di coordinarsi a livello europeo non solo nazionale. Come ci ha detto l’agricoltore Danilo Calvani uno dei volti più conosciuti delle proteste nonché creatore e moderatore della pagina Facebook “CRA Agricoltori Traditi”: “A fine novembre i colleghi tedeschi mi hanno chiamato. Mi hanno detto: ‘sei pronto a ripartire? Noi partiamo a fine dicembre!’”. Ma perché ripartire? Calvani ci informa che il CRA, il Circolo Agricoltori Riuniti, si è formato nel 2007 e nel 2013 è stato uno degli attori principali del “Movimento dei Forconi”. È in questa occasione che si sono formate reti e connessioni con altre realtà e movimenti agricoli in Europa.”.
L’obiettivo di questo articolo è descrivere le proteste del settore agricolo italiano cercando di ricostruire le ragioni attraverso una combinazione di analisi quantitative e qualitative. Il proposito è quello di riportare un discorso complesso e polarizzato a una dimensione quanto più informata e oggettiva fornendo pertanto all’utente gli strumenti necessari a leggere un fenomeno che come conferma Calvani è ancora in corso.
Abbiamo messo al centro della nostra analisi il manifesto pubblicato online il 30 gennaio 2024 dal Coordinamento Nazionale Riscatto Agricolo un movimento che si è formato in occasione delle proteste di inizio anno e che ha operato parallelamente al CRA Agricoltori Traditi ma ci assicura Calvani portando avanti le stesse rivendicazioni.
I dieci punti che compongono il manifesto corrispondono ad altrettante richieste che abbiamo raggruppato in tre macro-aree tematiche: 1) “Impatto ambientale dell’agricoltura” 2) “Politiche fiscali” e 3) “Rappresentazione pubblica della figura dell’agricoltore”. Per ogni area tematica abbiamo fatto ricorso a dati provenienti da ISTAT CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria) Ismea Mercati ed Eurostat per cercare di rintracciare la ragione dietro le richieste avanzate nel manifesto. Specificatamente per l’ultima area tematica abbiamo cercato di fare emergere la loro voce raccogliendo dati testuali dalla stessa pagina Facebook CRA Agricoltori traditi.
Prima di passare all’analisi del manifesto degli agricoltori ci sembra indispensabile chiarire di cosa parliamo quando parliamo di industria agricola in Italia.