L’industria agroalimentare in Italia: una panoramica
Cosa vuol dire, nel nostro paese, essere un agricoltore o agricoltrice? I dati CREA suggeriscono che significa far parte di un’industria il cui fatturato nel 2022 ha avuto un’incidenza superiore al 4% sull’economia dell’intero paese . Un settore, dunque, con un’importanza altissima ma che, tuttavia, dal 2006 ha visto calare la sua forza produttiva, come dimostra il grafico sottostante.
Ma cosa si produce in Italia, e qual è la quantità di superficie che i vari prodotti occupano sul suolo italiano? Come si vede dai grafici sottostanti, i pascoli occupano buona parte della superficie agricola, seguiti poi dal frumento duro, l’olio d’oliva e il mais. Quanto alla produzione, l’Italia si concentra soprattutto su uva, frumento e mais.
La rilevanza economica dell’industria alimentare è un aspetto importante, ma non il solo. Nel corso degli anni essa ha assunto una crescente importanza culturale, spesso sfociata nella vera e propria rivendicazione identitaria. Un esempio emblematico di questa tendenza è la creazione del marchio “Made in Italy” - di cui i prodotti agroalimentari rappresentano una corposa parte - portata avanti dall’attuale governo di Giorgia Meloni, che ne ha istituito una giornata celebrativa il 15 aprile in occasione della nascita di Leonardo Da Vinci (15 aprile 1452).
“In generale quando si parla degli agricoltori si ha sempre in mente un'idea da anni 50, in cui l'agricoltore è un maschio col trattore e ha, diciamo, la famiglia che lavora più o meno con lui o con lei, anzi con lui!”, commenta Brunori. Nel settore agroalimentare “Made in Italy” è sinonimo di genuinità dei prodotti, garantita da lavoratori e lavoratrici che si prendono cura di una terra feconda e materna e che operano in una specie di “piccolo mondo antico” - un'immagine rassicurante ma molto lontana dalla realtà dei fatti. Calvani stesso si mostra piuttosto scettico rispetto alla questione del Made in Italy, che non stenta a definire uno specchietto per le allodole.
La narrazione attorno al Made in Italy ha forse potuto imporsi grazie alla conformazione delle aziende agricole italiane, per lo più di medie-piccole dimensioni e a conduzione famigliare. Le multinazionali italiane e estere rappresentano rispettivamente solo il 12,5% e 4,5% del panorama italiano, secondo i dati Crea. Questo è un aspetto caratterizzante del settore agricolo italiano soprattutto rispetto agli altri Stati europei (sebbene, come si vede dal grafico, il trend di aziende a conduzione famigliare sia generalmente in crescita).
L’Italia è vicina a paesi come la Romania e la Polonia, dove il numero più corpose di aziende è posseduto interamente da famiglie, mentre un numero minore ancorché consistente è a conduzione ibrida (famigliare ed extra-famigliare). Una minimissima parte delle aziende agricole appartiene interamente a gruppi non famigliari.
Insomma, quella italiana è una realtà fatta di grandi industrie, ma soprattutto di lavoratrici e lavoratori che ereditano terra e lavorano i campi seguendo una spesso longeva tradizione famigliare.
Eventi recenti, tuttavia, ci permettono di complicare questo quadro e considerare la presenza di “realtà sommerse”, che pure caratterizzano il sistema agricolo italiano. Caporalato, lavoro in nero e sottopagato sono degli elementi che non possono essere letti attraverso i dati - poiché non registrati - ma che pure riemergono al verificarsi di fatti di cronaca. Il più recente è quello avvenuto a giugno 2024, con l’efferato omicidio dell’agricoltore Satnam Singh , che lavorava a nero in un’azienda agricola dell’agropontino. Nel 2020, la serie di proteste il cui portavoce è stato Aboubakar Soumahoro ha portato l’attenzione sulla situazione dei braccianti migranti, già tristemente nota e documentata in molte occasioni, una delle quali il libro-inchiesta di Fabrizio Gatti Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini del 2008.
Si tratta di un settore complicato, dunque, che porta in seno delle contraddizioni che è spesso difficile da ricostruire e leggere in prospettiva. Per questo seguiremo i 10 punti del manifesto degli agricoltori per capire più da vicino quale sia lo stato di salute del sistema agricolo italiano.
