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"NON SI MOLLA… E CHE DIO CI BENEDICA!"


Analisi delle proteste agricole nel contesto italiano


Conclusioni

A volerla comprendere davvero, la complessità del settore agricolo italiano è difficile da restituire. Servono competenze e sensibilità che concilino aspetti di natura economico-finanziaria, legati all’industria, con prospettive sociologiche, volendo dare conto delle prospettive di tutti gli attori coinvolti. Agricoltori/trici, sindacati, politici, non possono (inter)agire non tenendo conto l’uno dell’altro, eppure, dalla parte dei lavoratori/lavoratrici agricoli permane l’idea che politica e sindacati non agiscano nel loro interesse.

“La PAC è completamente sbagliata perché non è stata fatta per gli agricoltori ma per mantenere politici e sindacati”. Discutibile o no, condivisibile o meno, questa affermazione viene probabilmente dalla difficoltà che hanno gli agricoltori e agricoltrici a seguire una burocrazia per la quale non sono stati educati/e: “Se noi andiamo a compila’ una domanda per la PAC, neanche noi ce capimo. E semo gente del mestiere! È veramente talmente complicato [...]”, dice Calvani.

Il prof. Brunori sottolinea il malcontento generato dalla crescente macchina burocratica che genera la PAC, i cui fondi sono accessibili prevalentemente alle grandi aziende provviste di risorse che riescono a farsi carico della gestione della burocrazia. Sebbene così com'è non funzioni, uno strumento come la PAC che regoli meccanismi produttivi accompagnandoli verso una “transizione verde”, è indispensabile. Brunori ammette che il sistema produttivo così com'è non è più sostenibile, e auspica “un cambiamento della narrazione attorno alla produzione agricola”. Interrogato su possibili soluzioni, Brunori riconosce le possibili difficoltà che una seria transizione produttiva potrebbe portare alle aziende agricole, ma proprio per questo, suggerisce di utilizzare “questi miliardi della PAC, soprattutto quelli del primo pilastro, ridistribuendo in modo tale da una parte da facilitare la transizione e dall'altra da compensare chi ne ha veramente bisogno. Perché appunto di tutte le aziende agricole ci sono quelli che non reggono la competizione, ma ci sono le mega aziende che invece stanno più che bene perché sono sostenute dai meccanismi finanziari eccetera”.

Le aziende agricole, quindi, si trovano a competere in un sistema che li spinge a produrre sempre di più. Calvani conferma: “Se tu devi vive, tu sei costretto a semina’ il tuo terreno due volte di più. Questo non va bene! Prima era più semplice. Se tu c’avevi 50 ettari di terra e non ne lavoravi 20, prima campavi. Adesso, adesso lo devi triplicare quello sfrozo lì - e ti riempi pure di debiti perché non è che ce guadagni”.

Sembra, dunque, che solo una decrescita, accompagnata dal supporto economico della PAC, possa portare a una serena riconciliazione di tutte le forze in campo.

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